| Il fondo dell'acquario |
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| Scritto da DanieleRoma |
| Sabato 23 Gennaio 2010 18:10 |
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IL FONDO IN ACQUARIO E’ MOLTO PIU’ DI UN SOSTEGNO DI BASE PER LE PIANTE
Il potenziale enorme insito nel terreno non è ben presente davvero nella maggior parte degli acquariofili visto che in genere non fa registrare effetti visibili, a differenza degli esseri viventi superiori che però ricoprono un ruolo secondario nei processi di formazione e trasformazione del suolo. Pensiamo per un attimo alla talpa: si fa certamente notare con la sua attività di scavo e la sua presenza nel terreno non passa di certo inosservata… In questo articolo si cercherà di chiarire le differenze e le similitudini tra i fondi usati in acquariologia ed i fondi naturali per mostrare anche i modi per riuscire ad attivare in breve tempo il fondo delle nostre vasche.In natura esistono migliaia di tipi di suoli diversi; i principali sono classificati geologicamente operando dei carotaggi nei diversi tipi di suolo e scoprendo via via strati di terreno molto vari tra di loro. Senza inoltrarci in tematiche circa la classificazione dei suoli quello che a noi preme e sottolineare la differenza tra suoli minerali e suoli con diverse percentuali di humus contenuto in essi. I suoli minerali sono formati da rocce con particelle di diversa grandezza e presentano una colonizzazione batterica pressoché assente in quanto mancanti di substrati di carbonio necessari alla crescita di microrganismi. Nei suoli ricoperti di piante invece si forma poco a poco, grazie all’accumularsi di vegetali in decomposizione, il cosiddetto strato di humus. Il contenuto dell’humus dipende dal rapporto tra processi di composizione e decomposizione; se l’apporto di materiale vegetale nello strato di humus è maggiore rispetto al consumo per la crescita delle piante allora a poco a poco tale strato diventa più consistente poiché il processo di composizione o di formazione dello strato di humus è maggiore rispetto alla sua decomposizione.I fondali di fiumi e laghi sono forme di suolo molto particolari, dove il materiale minerale è fortemente dilatato ma su cui si può formare, a seconda della circolazione dell’acqua e la sua velocità uno strato di fango più o meno consistente composto da materiale organico in decomposizione. Anche se le piante acquatiche sono in grado di assumere molte sostanze disciolte in acqua direttamente attraverso le foglie e gli steli, le loro radici non servono solo ad ancorarsi al fondo ma contribuiscono all’estrazione di oligoelementi dal suolo inorganico. È qui che in simbiosi con le radici delle piante si trovano una quantità di batteri che, per esempio, possono trarre energia dall’ossidazione di sostanze inorganiche (come il ferro) e al contempo fissarli in legami chimici il cui risultato è più assimilabile dalle piante rispetto al minerale originale. Allo stesso tempo anche i batteri traggono vantaggi dalle piante e dalle loro radici in quanto queste ultime secernono sostanze organiche che possono essere sfruttate dai microrganismi come fonti di carbonio.Tornando a noi… qual è la situazione in acquario? Sono ormai lontanissimi i tempi in cui si allestivano fondi per acquari con strati di argilla o di terra da fiori. Oggi vengono in genere utilizzati quarzi lavati, ghiaia di vario tipo e granulometria che vanno dalla sabbia alla ghiaia grezza ma, come in natura, questi materiali non contengono alcuna sostanza organica e pochissimi minerali ed oligoelementi disponibili per le piante d’acquario. All’inizio quindi questi materiali sono davvero solo un sostegno di base per le piante; tuttavia, col passare dei mesi si può notare un processo molto lento di formazione di sostanza organica tra i granelli di ghiaia. Questo processo è però molto, troppo lento, dura dei mesi e proprio nella fase iniziale di avviamento di un acquario, quando le piante appena piantate sono piccole ed hanno quindi un particolare fabbisogno di oligoelementi, questo fondo non è certo ideale per la loro crescita rigogliosa. Oggi vengono spesso proposti in commercio fondi per acquari molto complessi che contengono componenti nutritivi per le piante (ferro, potassio, ecc) ma tali minerali, senza i processi di decomposizione descritti precedentemente ad opera dei microrganismi insediati nel fondo sono difficilmente disponibili ed assimilabili dalle piante e quindi la loro assunzione può avvenire solo attraverso il loro discioglimento nell’acqua dell’acquario. Anche in questo caso l’offerta di minerali utilizzabili dalle piante è molto lenta. Così come è avvenuto in agricoltura quando in terreni contenenti humus sono stati introdotti artificialmente dei batteri nel terreno, allo stesso modo si possono introdurre appositi batteri studiati per uso acquario logico nei fondi delle nostre vasche costituiti da minerali così che le radici delle piante possano trovare fin da subito i batteri “amici” che permettano loro l’accesso alle riserve minerali come ferro, ecc ecc. Ovviamente questo non ha alcun senso in fondi costituiti da quarzo puro mentre tale introduzione è efficacissima in fondi per acquario complessi e premiscelati la cui composizione si avvicina a quella dei fondali naturali delle acque tropicali. Oltre a svolgere il più velocemente possibile una associazione con l’apparato radicale delle piante, tali batteri decompongono anche i residui organici prodotti in acquario, così che nel giro di poche ore il fondo espleta anche un’ulteriore funzione filtrante che si raggiungerebbe invece senza di essi, solo dopo molti mesi. Grazie alla loro rapida colonizzazione ed al conseguente consumo di ossigeno si formeranno altrettanto velocemente delle zone anaerobiche (prive di ossigeno), fondamentali per il nutrimento delle piante.In conclusione, così come è utile ed opportuno attivare il filtro dell’acquario dopo il suo allestimento o dopo una pulizia completa della vasca, è altrettanto consigliabile attivare il fondo dell’acquario mediante l’introduzione dei batteri direttamente in vasca. Questa semplice operazione di dosaggio di batteri nel filtro in parte ed in acqua direttamente d’altro lato, rende immediatamente disponibile per le piante quelle sostanze essenziali per la loro crescita e permette allo stesso tempo di sfruttare la forza pulente dei batteri del fondo per filtrare l’acqua.Ovviamente esistono moltissimi tipi di batteri ma non è questa la sede idonea ad approfondire l’argomento. Io ho personalmente optato per una marca che tutti conoscono essere il pilastro portante per la fertilizzazione day by day della mia vasca ma il consiglio che mi sento di dar fin d’ora è valido per ogni marca in commercio: scegliere sempre e soltanto batteri “monouso” ovvero indicati solo per acqua dolce e non quelli utili ed indicati per acquari d’acqua dolce o marina. Il motivo è tanto semplice quanto evidente: se in una bottiglietta da 100ml ci sono 50 ceppi di batteri utili al dolce e 50 utili al marino quanti ne sopravviveranno dopo la loro introduzione in una vasca d’acqua dolce? La metà e lo stesso accadrà inoculando tale contenuto in un vasca reef ergo… perché buttar via metà contenuto? |
| Ultimo aggiornamento Martedì 18 Maggio 2010 17:57 |


